Quando si parla del lavoro a bordo, si pensa spesso alle guardie, ai macchinari, alle responsabilità e alle difficoltà che possono presentarsi durante la navigazione.
Ma ogni imbarco comincia molto prima di entrare in sala macchine.
Comincia nel momento in cui si parte.
Preparare la valigia, controllare i documenti, salutare le persone che fanno parte della nostra vita e lasciare, ancora una volta, la quotidianità di casa sono momenti che fanno parte del nostro lavoro tanto quanto quelli trascorsi a bordo.
Con il tempo si impara a organizzare una partenza, si conoscono meglio le sensazioni che la accompagnano e si costruisce un proprio modo di affrontarla.
Ma questo non significa necessariamente che lasciare casa diventi qualcosa di automatico.
Perché partire per un imbarco non significa soltanto raggiungere una nave. Significa anche lasciare, per un periodo, una parte della propria vita a terra.
Il distacco cambia con gli anni
Il modo di vivere la partenza non rimane necessariamente lo stesso nel corso della vita.
Quando si affrontano i primi imbarchi, soprattutto da giovani, alla lontananza da casa possono accompagnarsi la curiosità, la voglia di fare esperienza e l’entusiasmo per quello che ci aspetta.
Con il passare degli anni, però, cambia anche la vita che lasciamo a terra.
Si costruiscono relazioni, una famiglia, nuove abitudini e responsabilità. La partenza non riguarda più soltanto chi prepara la valigia e sale a bordo, ma coinvolge anche le persone che rimangono a casa.
Si impara certamente a conoscere meglio questo momento e a trovare un proprio modo di affrontarlo, ma l’esperienza non rende necessariamente il distacco più semplice.
Forse ci insegna soprattutto a conoscerlo meglio e a trovare, ogni volta, un nuovo equilibrio tra la vita a bordo e quella che lasciamo temporaneamente a terra.
Restare presenti anche a distanza
Essere lontani da casa non significa necessariamente essere assenti dalla vita delle persone che abbiamo lasciato a terra.
Oggi la tecnologia permette di mantenere un contatto che, fino a qualche anno fa, era molto più difficile. Un messaggio, una telefonata o una videochiamata possono accorciare le distanze e permetterci di condividere almeno una parte della quotidianità.
Ma la distanza rimane.
Ci sono momenti importanti ai quali non possiamo partecipare, piccoli problemi che devono essere affrontati senza di noi e giornate nelle quali gli orari di lavoro, i turni o semplicemente la stanchezza rendono più difficile sentirsi.
Anche questo richiede un equilibrio.
Da una parte ci sono le responsabilità del lavoro e la necessità di rimanere concentrati su ciò che accade a bordo. Dall’altra c’è il bisogno di continuare a sentirsi parte della vita di casa.
Essere lontani significa quindi imparare non soltanto a gestire la distanza, ma anche a mantenere un legame con ciò che continua a essere importante per noi mentre siamo a bordo.
Quando comunicare con casa non era così semplice
Quando ripenso ai miei primi imbarchi, mi rendo conto di quanto sia cambiato anche il modo di vivere la distanza.
Oggi un messaggio o una videochiamata permettono, nella maggior parte dei casi, di mantenere un contatto quasi quotidiano con casa. Quando ho iniziato a navigare,non era così.
Durante alcuni imbarchi poteva capitare di trascorrere anche venti o venticinque giorni senza riuscire a telefonare a casa. Le possibilità di comunicazione erano molto più limitate e la distanza, in alcuni momenti, si sentiva maggiormente.
Anch’io ho vissuto giornate nelle quali la lontananza pesava più del solito. Spesso era proprio il lavoro, con i suoi ritmi e le sue responsabilità, ad aiutarmi a superare quei momenti e a riportare l’attenzione sulla vita di bordo.
Con gli anni ho capito anche quanto possa essere importante l’ambiente nel quale ci si trova. Trascorrere settimane o mesi lontano da casa è diverso quando a bordo si riesce a costruire un buon rapporto con le persone con cui si lavora. Al contrario, quando l’ambiente è più difficile, anche la distanza può essere percepita in maniera diversa.
La vita a bordo richiede quindi competenze professionali, ma anche capacità di adattamento, equilibrio e la consapevolezza che non tutte le giornate saranno uguali.
Quando la giornata a bordo diventa più difficile
Non tutte le giornate di un imbarco vengono vissute allo stesso modo.
Ci sono periodi nei quali il lavoro, i rapporti con le persone a bordo e la routine quotidiana aiutano a far trascorrere il tempo più velocemente.
Altri momenti, invece, possono essere più difficili.
Una giornata particolarmente pesante, una preoccupazione che arriva da casa o semplicemente la mancanza delle persone care possono far percepire maggiormente la distanza.
In quei momenti è importante riuscire a mantenere un equilibrio, senza dimenticare che anche la stanchezza può influenzare il modo in cui viviamo le situazioni.
A bordo continuiamo ad avere responsabilità, dobbiamo mantenere attenzione e concentrazione e lavoriamo insieme ad altre persone che, molto spesso, stanno vivendo lo stesso distacco.
Anche imparare a riconoscere e gestire questi momenti fa parte, in modo meno visibile, della vita professionale di chi lavora in mare.
Anche tornare richiede un adattamento
Quando l’imbarco termina, il ritorno a casa è naturalmente uno dei momenti più attesi.
Dopo settimane o mesi trascorsi seguendo ritmi, orari e responsabilità completamente diversi, ritroviamo le persone, gli ambienti e le abitudini che ci sono mancati.
Ma anche il ritorno può richiedere un piccolo periodo di adattamento.
A bordo abbiamo costruito una routine precisa. La giornata è scandita dal lavoro, dalle guardie, dai pasti e dai momenti di riposo. A casa, invece, ritroviamo una quotidianità che nel frattempo è andata avanti anche senza di noi.
Bisogna quindi rientrare progressivamente nei ritmi della famiglia, recuperare spazi e abitudini condivise e ritrovare il proprio posto in una vita che, durante la nostra assenza, non si è fermata.
È un passaggio del quale si parla poco, ma che molti marittimi conoscono bene.
Per chi naviga, adattarsi non significa soltanto imparare ogni volta a partire. Significa anche imparare, ogni volta, a tornare.
Partire e tornare fanno parte dello stesso viaggio
Il distacco da casa è una parte del lavoro in mare che difficilmente può essere raccontata nello stesso modo da tutti.
Ognuno lo vive diversamente, in base al proprio carattere, alla propria famiglia, al momento della vita e anche alla durata dell’imbarco.
Con il tempo possiamo imparare a conoscerlo e a trovare un nostro equilibrio, ma questo non significa necessariamente smettere di sentire la mancanza di casa.
Forse significa semplicemente imparare a convivere meglio con due realtà molto diverse: quella che viviamo a bordo e quella che ci aspetta a terra.
Entrambe fanno parte della vita di un marittimo.
Perché navigare significa imparare a partire. Ma significa anche imparare, ogni volta, a tornare.
