A bordo può capitare di ricevere una spiegazione, un’istruzione o una consegna e di non aver compreso completamente ciò che ci è stato detto.
Soprattutto quando si è Allievi o si è ai primi imbarchi, ammetterlo non è sempre facile. Si può avere paura di fare una brutta figura, di sembrare impreparati o di porre una domanda che agli altri potrebbe apparire banale.
E allora qualche volta si annuisce.
“Sì, ho capito.”
Anche quando, in realtà, qualcosa non è chiaro.
In sala macchine, però, fingere di aver capito non ci rende più preparati. Al contrario, può impedirci di imparare e, in determinate situazioni, portarci a compiere un’operazione senza averne realmente compreso lo scopo o le conseguenze.
Imparare a dire “non ho capito” nel momento giusto non è un segno di debolezza. È una parte importante del percorso che porta a diventare professionisti consapevoli e responsabili.
Fare domande non significa aspettare sempre una risposta
Chiedere quando qualcosa non è chiaro è importante, ma questo non significa rinunciare a ragionare con la propria testa.
A bordo si impara anche cercando di trovare una risposta: osservando l’impianto, seguendo uno schema, consultando un manuale e collegando ciò che stiamo vedendo con quello che abbiamo studiato.
C’è una grande differenza tra chiedere:
“Come funziona?”
senza aver prima cercato di capire nulla, e dire:
“Ho seguito il circuito sullo schema e credo di aver capito che funziona in questo modo, ma non mi è chiaro questo passaggio. Me lo puoi spiegare?”
Nel secondo caso la domanda nasce già da un ragionamento.
Ed è proprio questo atteggiamento che permette, poco alla volta, di diventare più autonomi: prima provare a capire, poi chiedere quando qualcosa continua a non essere chiaro.
Quando una domanda diventa una questione di sicurezza
C’è una differenza importante tra non aver compreso completamente una spiegazione teorica e non aver compreso un’operazione che stiamo per eseguire.
Se ci viene chiesto di manovrare una valvola, avviare un macchinario, modificare l’assetto di un impianto o eseguire un controllo, dobbiamo avere chiaro cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo.
In questi casi non c’è spazio per la paura di sembrare inesperti.
Se un’istruzione non è chiara, chiedere una conferma prima di agire è molto più professionale che procedere affidandosi a un’interpretazione o a un’intuizione.
Con l’esperienza aumenteranno l’autonomia e la capacità di prendere decisioni, ma proprio l’esperienza insegna anche un’altra cosa: quando non si è sicuri di aver compreso un’operazione, fermarsi e chiedere può essere la decisione più corretta.
La responsabilità, infatti, non consiste nel dimostrare di sapere sempre cosa fare. Consiste anche nel riconoscere quando abbiamo bisogno di un’informazione in più prima di agire.
Con l’esperienza cambiano anche le domande
All’inizio le domande possono essere molte. È naturale: ogni impianto, ogni procedura e perfino il modo di organizzare il lavoro a bordo possono essere nuovi.
Con il tempo, però, qualcosa cambia.
Non necessariamente si fanno meno domande: si fanno domande diverse.
Si passa dal chiedere semplicemente “cosa devo fare?” al voler capire “perché lo facciamo in questo modo?”, quali conseguenze potrebbe avere una scelta diversa e quali segnali dovremmo osservare durante un’operazione.
È uno dei passaggi attraverso i quali cresce l’autonomia professionale.
L’obiettivo, infatti, non è arrivare al punto di non dover chiedere più nulla. Anche chi possiede molta esperienza può trovarsi davanti a un impianto che non conosce, a una situazione insolita o a un problema mai incontrato prima.
L’esperienza non consiste nell’avere sempre tutte le risposte, ma anche nel sapere quali domande porsi e quando è necessario cercare una risposta.
Cosa portarsi a bordo
Dire “non ho capito” può sembrare difficile, soprattutto all’inizio della propria esperienza professionale. Ma a bordo è molto più importante comprendere realmente ciò che si sta facendo che dare l’impressione di saperlo già.
Fare domande non significa rinunciare a ragionare. Al contrario, significa osservare, studiare, cercare di capire e riconoscere il momento in cui manca ancora un’informazione.
Con il tempo cresceranno le conoscenze, l’esperienza e l’autonomia. Ma dovrebbe rimanere sempre la capacità di fermarsi davanti a qualcosa che non è chiaro.
Perché in sala macchine una domanda fatta prima di agire può evitare un errore, ma può anche diventare un’occasione per comprendere qualcosa che ricorderemo per tutta la nostra carriera.
Non bisogna avere paura di non sapere. Bisogna avere paura di agire senza aver capito.
